Luoghi della Memoria

Il Monte Cengio

Situato a sud del territorio compreso nel consorzio delle Pro Loco Alto Astico e Posina, il Monte Cengio è stato il caposaldo fortificato naturale, più strategico e funzionale dell’esercito Italiano nella prima guerra mondiale.

Il Capitano Vicentino Francesco Caldogno, nel 1598 chiamava l’alta muraglia rocciosa, Monte Barco. Presumibilmente riferendosi al monte situato più a levante, all’interno dell’altopiano di Asiago.
Esso infatti prestava il nome a tutto il complesso, nella quale si trovava al centro.
Solo nel 1885 Ottone Brentari incrementava l’anagrafe, ampliando la conoscenza dei luoghi e perciò anche la toponomastica.
Lo stesso Brentari lamentava che la cartografia militare realizzata dopo l’unione del Veneto al Regno d’Italia, fosse storpiata da “Cengie” (di cui il monte è ben provvisto), a “Cengia” e successivamente convertito deplorevolmente al maschile. “Cengio”. Nessuno più avrebbe osato contestare.

La Brigata dei Granatieri di Sardegna, tra il 28 Maggio e il 3 Giugno 1916, occuparono alcuni rilievi a nord del Cengio, Monte Barco, Monte Belmonte, quota 1152 di Cesuna, oltre naturalmente allo stesso sistema montuoso del Cengio. Combatterono senza cannoni, con poche munizioni e con scarse provviste di acqua e viveri. Subirono gravissime perdite nel tentativo di arrestare l’avanzata delle truppe imperiali.


I reparti austro-ungarici del terzo corpo d’armata, durante i primi giorni della (Strafexpedition) entrarono ad Asiago e si prepararono ad affrontare l’ultimo avamposto montano a guardia della pianura Vicentina e delle rispettive foci della val Posina e della Valdastico. Nell’estate del 1916 i reparti del Genio italiano, iniziarono le poderose opere fortificate, delle cuali rimangono ben conservati i resti.

La spettacolare mulattiera, è stata costruita dalla novantatreesima Compagnia Zappatori del primo reggimento del genio Italiano. Venne anche costruito un serbatoio d’acqua di 150 mc, alimentato da due stazioni di pompaggio che prelevavano la preziosa acqua direttamente dal fiume Astico, servendo tutta la rete idrica dell’intera area sommitale del Cengio.

La cima più importante del Monte non è la più alta, si trova a quota 1351. Proprio per la sua importanza tattica, era considerata dagli Austriaci l’obbiettivo principale d’attacco del monte Cengio.
La cima fu aspramente difesa dai Granatieri di Sardegna.
In questi combattimenti nacque la leggenda del (Salto del Granatiere). Quando i soldati italiani, piuttosto di arrendersi, preferivano gettarsi dalle nude rocce a strapiombo, avvinghiati nella lotta col nemico, andando entrambi incontro alla morte.

Le gallerie e la mulattiera di Monte Cengio, con la loro perfetta conservazione e l’eroica storia, fanno vivere emozioni indimenticabili anche a livello paesaggistico. Il panorama mozzafiato rende merito agli sforzi di uomini, che hanno vissuto momenti terribili, ma che hanno anche potuto vedere la fine, di quella che sarà ricordata come la (grande guerra), per dimensioni logistiche e soprattutto per le numerosissime perdite umane.

Lasciamo a voi la scoperta della storia completa, riportata lungo il percorso in tabelle informative ben dettagliate.

Nel menù itinerari, del sito del Consorzio Alto Astico, troverete tutte le indicazioni per raggiungere il percorso, sia in macchina che a piedi.

Il Pasubio – Strada delle 52 gallerie

Il Pasubio è un massiccio montuoso carbonatico, dolomitico e in parte calcareo nelle parti sommitali, delle Prealpi Vicentine.
Del massiccio fanno parte anche il monte Corno – dove fu catturato Cesare Battisti – il Col Santo, i Forni Alti, il Cogolo, il Novegno ed i famosi Denti, uno italiano e l’altro austriaco.

Qui, tra il febbraio e il novembre del 1917, la 33° Compagnia Minatori dell’Esercito Italiano – con un vero e proprio capolavoro di ingegneria, e in soli dieci mesi – realizzò un sentiero che permettesse di rifornire e di comunicare con le truppe arroccate sul Monte Pasubio. Infatti la Strada degli Scarrubi poteva essere percorsa coi mezzi a motore solamente durante l’estate, ed era un facile bersaglio per i cannoni austriaci: serviva un’alternativa, e doveva essere costruita – velocemente – una nuova via. Nacque così, la Strada delle 52 Gallerie: 6.5 chilometri, di cui 2 di gallerie scavate nella roccia. Un percorso intriso di storia che oggi regala straordinarie vedute panoramiche nel mezzo di guglie e precipizi, colline e pianure. Un percorso da vivere chilometro dopo chilometro, galleria dopo galleria. Fermandosi a leggere i nomi degli uomini delle brigate che – un secolo fa – da qui passavano quotidianamente. E lo facevano per sopravvivere.

Punto di partenza per la Strada delle 52 Gallerie, è Bocchetta Campiglia. È questo il posto giusto in cui parcheggiare l’auto, ed è da qui che si dipana la mulattiera che, salendo rapidamente tra pinnacoli e dirupi, conduce alla prima galleria.

Monte Priaforà

Il Monte Priaforà (1.659 m s.l.m.) è una delle cime delle Prealpi vicentine, situata nel comune di Velo d’Astico.

Nota in passato col nome di Pietra Forata la montagna prende il nome da un foro naturale nella roccia di diametro superiore ai 3 metri, situato in prossimità della vetta e visibile ad occhio nudo a chilometri di distanza.
La cima fu particolarmente contesa durante la cosiddetta Strafexpedition nella primavera del 1916. Fu conquistata dai Kaiserjäger del 1º Reggimento il 30 maggio 1916. In seguito l’avanzata austro-ungarica fu fermata dal Regio Esercito e con lo scatenarsi dell’offensiva Brusilov sul fronte orientale e il ripiegamento dell’esercito imperiale poche settimane dopo la cima fu di nuovo occupata da truppe italiane.

Per iniziativa della popolazione di Lago, frazione di Velo d’Astico, nel 1933 venne eretta sulla cima una grande croce in legno, in ricordo dei soldati che qui combatterono nel Primo conflitto mondiale. Questa, logorata e abbattuta da un fulmine nel 1950, fu ricostruita in ferro nel 1960, portata a spalle attraverso l’erto sentiero dai giovani di Lago. Abbattuta quasi subito dal vento, la croce alta 16 metri, fu ricostruita nel 1961.

Vi si celebra una festa la prima domenica di agosto di ogni anno, viene celebrata una messa a ricordo delle epiche battaglie che nel 1916 avevano insanguinato le montagne e le valli qui intorno. Successivamente la festa prosegue presso la malga Campedello, posta a 30 minuti dalla vetta, con appuntamento gastronomico e folcloristico.

La vetta si raggiunge a piedi partendo: da contrà Maso lungo il sentiero n. 466, o dal Colletto di Velo, o dal Monte Novegno; oppure con mezzi motorizzati fino a Malga Novegno.

Cimitero Militare Monumentale di Arsiero

Il Cimitero Militare di Arsiero (Vicenza) è attiguo a quello comunale della città ed è posizionato in un’area sopraelevata collegata al cimitero urbano da un’ampia scala in marmo. I tre lati esterni del Cimitero sono circondati da alti muri, in uno dei quali si apre il monumentale ingresso a tre arcate sormontate da agili guglie.

La cura dell’area, è affidata alla Sezione Nazionale del Fante di Arsiero, i quali volontari adempiono con costanza e passione alla manutenzione del verde, del ghiaino e agli altri interventi che mantengono il decoro del luogo.

Tutta l’area cimiteriale è divisa in quattro settori separati da due ampi viali ortogonali che si intersecano nella parte centrale dove, in un vasto spiazzo circolare, si erge un simbolico monumento ai caduti che sovrasta una tomba-ossario con la scritta “Sotto questo monumento 403 italiani e 726 austriaci militi ignoti affratellati nella morte riposano in Dio”. I Caduti sono inumati in distinti tumuli a terra e lapidi individuali.

E’ raggiungibile con l’auto, percorrendo l’autostrada A31, uscita Thiene-Schio, e proseguendo sulla SP 79 per circa 20 km; in treno (stazione di Schio, sulla linea Vicenza-Schio, circa 20 km); in aereo (aeroporto di Venezia, circa 110 km), o in nave (porto di Venezia, circa 100 km).