LA VALLE DELL'ASTICO E DEL LEOGRA
Arsiero, Caltrano, Calvene, Carré, Chiuppano, Cogollo del Cengio, Laghi, Lugo di Vicenza, Lastebasse, Marano Vicentino, Pedemonte, Piovene Rocchette, Posina, Santorso, San Vito di Leguzzano, Sarcedo, Schio, Thiene, Tonezza del Cimone, Torrebelvicino, Valdastico, Valli del Pasubio, Velo d'Astico, Zané, Zugliano.

La Valle dell'Astico e del Leogra comprende il sistema vallivo occidentale della provincia posto tra i rilievi del Pasubio e l'Altopiano dei Sette Comuni con la fascia collinare e pedemontana tra Schio e Breganze.

UN PO' DI STORIA
Questo territorio rappresentò fin dall'epoca paleoveneta una fascia di confine e, in seguito, di transito per le tribù retiche. Qui si trovano numerosi siti paleolitici e mesolitici, testimonianza del passaggio di popolazioni che favorirono lo scambio tra le comunità più settentrionali, prevalentemente composte di cacciatori e raccoglitori, e quelle più meridionali, dedite all'allevamento e all'agricoltura, come pure all'attività mineraria, apprezzata, in quelle epoche, per la fabbricazione di armi e utensili.
Gli stessi fattori ambientali, agli inizi della romanizzazione, favorirono la creazione di insediamenti rurali sparsi nel territorio che divennero piccoli potentati economici (clan) di tipo famigliare.
Durante l'epoca scaligera e quella viscontea questo territorio accentuò la sua vocazione agricola testimoniata dai vigneti e dai campi coltivati che si estendono nei pressi di antiche ed isolate fattorie che ancora punteggiano il paesaggio. Con il passaggio al dominio veneziano intorno alle ville padronali si aggregarono delle importanti realtà urbane.
Con il XVIII secolo, la disponibilità di risorse naturali, a cominciare dall'acqua, combinata alla vocazione imprenditoriale attirò sull'area di Schio la maggiore concentrazione produttiva inizialmente legata alla lavorazione della lana. L'attività si affermò nel corso dell'Ottocento e, in seguito, si estese anche verso altri settori manifatturieri caratterizzando fortemente il paesaggio di pianura; infatti sopravvivono nell'area numerosi esempi di archeologia preindustriale, testimonianze di quella civiltà del lavoro fatta di mulini, magli, segherie, fornaci e centrali idroelettriche, che consentirono l'originale sviluppo del territorio.
Anche qui, come nel resto dell'alto Veneto, la Grande Guerra ha lasciato drammatiche testimonianze. Il Pasubio, allora interamente in territorio austriaco, fu immediatamente occupato dalle truppe italiane per impedire agli austroungarici di dilagare in pianura. Per la sua posizione e la sua conformazione, favorevole agli austroungarici, vi si dovettero realizzare opere belliche molto ardite, tra cui la strada della 1^ Armata, tra Bocchetta di Campiglia e Porte di Pasubio, e la strada degli Eroi, che da Porte di Pasubio giunge fino al Pian delle Fugazze.
Anche la Seconda Guerra ha visto questo territorio protagonista di numerosi episodi legati soprattutto alla resistenza partigiana, con rappresaglie ancora oggi impresse nella memoria delle comunità locali.

LA NATURA
L'ambiente della Val d'Astico e della Val Leogra, nei suoi tratti montuosi e di pianura, è quanto mai interessante. Da un punto di vista geologico-ambientale la Valle del Leogra è assimilabile alla Valle dell'Agno, con cui confina.
La conformazione geologica dell'area è abbastanza particolare e rappresentativa di molte delle rocce della regione alpina orientale a causa di una particolare storia orogenetica. Pertanto alcuni profili calcarei sono comuni ai vicini altopiani veronese (Lessinia) e vicentino (Altopiano dei Sette Comuni), associati da una parte alla massa dolomitica del Pasubio e dall'altra a ciò che rimane di un'intensa e altrettanto antica (250 milioni di anni fa) attività eruttiva che caratterizzò la zona compresa tra Schio e Thiene. L'area pianeggiante, coronata di dolci sistemi collinari, si estende a ovest su sedimenti argillosi e più a est su depositi ghiaiosi rilasciati dai fiumi.
In questo contesto geomorfologico la vegetazione si presenta altrettanto varia e condizionata, oltre che dalla tipologia geologica, dalla diversità delle quote, delle esposizioni e del clima. La pianura è da sempre destinata alle coltivazioni di cereali e della vite e all'allevamento. Sulle colline prevale il bosco di carpino nero e di orniello e, sui versanti freschi, di castagno. Nelle numerose vallette crescono l'ontano, il pioppo e il salice. Più in alto, nella parte montana, si estendono i boschi di faggio.
Un cenno particolare merita il Monte Summano, quasi leggendario per il suo interesse botanico.

I PRODOTTI TIPICI
Importato dal continente americano, il mais diventa, per il Veneto sin dal seicento, una delle principali fonti di alimentazione. Alla fine dell'Ottocento, Antonio Fioretti di Marano procedeva all'incrocio tra il Pignoletto d'Oro e il Nostrano, due varietà di granoturco, ottenendo una piccola pannocchia dai chicchi rossastri e vitrei. Nasceva la varietà "Marano", anzi, "el maranéo" come è più conosciuta, tornata oggi all'attenzione di un sempre maggior numero di estimatori che hanno contribuito a rilanciarne la produzione e la diffusione. La polenta di "maranéo" si accompagna felicemente con numerosi piatti della tradizioni veneta e vicentina e, in particolare, per questa area, ai funghi porcini di Tonezza, alla soppressa della Valle del Pasubio e ai marsoni dell'Astico.
Tra gli ortaggi spiccano per bontà i crauti delle bregonze, il fagiolo di Posina, le "fasòle" di Posina ed Arsiero.
L'offerta casearia è legata al formaggio a latte crudo intero di Posina, alla puina, alla ricotta affumicata o non affumicata e da sacchetto e alla "fioreta" della Val Leogra.
Nella Valle d'Astico è allevata la trota fario, a carne bianca molto delicata, che la tradizione locale propone cotte alla griglia.
Se gli insaccati di maiale sono una tradizione diffusa in ogni angolo del vicentino, bisogna riconoscere che la soppressa di Valli del Pasubio, occasione di una festa locale nel mese di agosto, vanta una tradizione assolutamente originale perché è ottenuta da maiali alimentati con castagne e patate che forniscono carne particolarmente delicata e saporita. In questa area, oltre alla sopressa, prelibati sono la bondola , i "ciccioli", le "luganeghe", le "morette" e il "coessin" della Val Leogra.
Tra le proposte dolciarie si annoverano la tipica treccia d'oro di Thiene, i pandoli di Schio e la torta scledense.
A Santorso i Padri Girolomini, del Monte Summano, producono un liquore tonico e corroborante a base di erbe medicinali.
Anche qui, come sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel periodo agosto-settembre con l'iniziativa "Caseifici Aperti" tutti gli ospiti dell'Altopiano vengono invitati a visitare le malghe e i caseifici e a scoprire la bontà e la genuinità dei prodotti lattiero-caseari.