LogoVelo Cap: 36010
Superficie: 22,01 kmq.
Altitudine: 362 mt. s.l.m.
Distanza da Vicenza: 35 km
Frazioni: Meda, Lago, Seghe
Patroni: SS. Martino e Giorgio (Velo 23 aprile), SS. Trinità (Meda domenica dopo pentecoste), S. Ubaldo (Lago 16 maggio), S. Antonio (Seghe 13 giugno)

 

Il territorio ha sempre avuto una importanza strategico-militare poiché confinante con il territorio retico abitato da genti di origine germanica. In epoca romana da Velo passava l’importante strada della Valle dell’Astico che conduceva a Trento ed in sua difesa erano state istituite delle fortificazioni, dette “Castellari”, che comprendevano anche i Castelli di Velo e Meda.

Esse resteranno attive sia in epoca romano-barbarica, sia durante le successive dominazioni dei Longobardi e dei Franchi, fino al tramonto del Sacro Romano Impero.

Nel 913, Berengario autorizza l’erezione dei castelli di Velo, Arsiero e Cogollo, per difendere le popolazioni dalle ripetute e feroci invasioni degli Ungari. Lo stesso sovrano, con un Editto del 917, fissa al fiume Astico il confine tra le Diocesi di Padova (ad est) e di Vicenza (ad ovest); è allora che la chiesetta di San Giorgio di Velo (di origine longobarda) assume il diritto plebano e diviene la Pieve di tutte le chiese della vallata ad ovest del corso del fiume.

Al borgo è poi legato il nome della potente famiglia dei Conti Velo. Il capostipite doveva essere sceso in Italia, alla metà dell’anno 1000, al seguito degli Imperatori Tedeschi, durante la guerra combattuta contro i Comuni Italiani.

I Velo si schiereranno coi Vescovi di Vicenza durante la “lotta per le investiture” e ciò li porterà a doversi scontrare, nel 1200, prima contro i Da Romano e poi contro i Da Carrara Signori di Padova. E’ durante questa stagione di guerre che il Castello di Velo viene distrutto.

Reintegrati al loro posto dagli Scaligeri di Verona, nel 1300, i Velo favoriscono una grossa migrazione di genti germaniche (tra cui molti minatori) verso le loro terre e nel 1385 Bonzilio da Velo riceve la sudditanza da parte di tutte le popolazioni delle vallate e degli Altopiani, da Arsiero a Lavarone-Folgaria.

Successivamente ha inizio la disgregazione del grosso feudo: già Seghe e Meda avevano conquistato una certa autonomia nell'XI secolo, a loro seguiranno: Posina, autonoma dal 1462 e Laghi, Cavallaro, Fusine, staccatisi nel 1587.

Ai Velo restava comunque tutta la valle dell’Astico, più il villaggio montano di Tonezza.

Durante la dominazione veneziana, saranno fame e carestie i nemici principali delle popolazioni, nonché le epidemie di peste (circa 50 in quattro secoli), tra cui si ricordano quelle del Giugno 1575 e quella di manzoniana memoria del 1630. i Velo comunque ostentano il loro potere trasformando l’antico castello in una splendida villa (sec. XVI), mentre a Seghe sorge la fastosa dimora della casata collaterale dei Velo-Peon (la futura Villa Valmarana), che prende vita agli inizi del ‘400.

Durante il ‘500, a causa dello scisma religioso provocato da Martin Lutero, cessano le migrazioni di coloni e minatori tedeschi verso le terre italiane ed anche la presenza di preti alemanni tra le nostre comunità.

Mentre all’interno del complesso di Villa Velo-Valmarana sorge l’oratorio dedicato a Sant’Antonio (sec. XVII), l’ampliamento di Villa Velo culmina, nel 1774, con lo spostamento della Chiesa Parrocchiale di San Martino dal cortile antistante l’edificio alla posizione attuale sul colle, ai piedi del Castello.

Altre chiese sorgeranno poi nelle “contrade” di Lago e Meda. Le idee giacobine della Rivoluzione Francese, diffuse dalle armate napoleoniche, vengono accolte in zona con entusiasmo. Si pianta “l’albero della libertà” ma ben presto il malgoverno francese porta i Vicentini in piazza. Nel 1809, a Thiene, i contadini di tutte le ville dell’Alto Vicentino protestano vivacemente contro le autorità e ben accolgono la “restaurazione” del governo austriaco a partire dal 1815.

L’annessione del Veneto al Regno d'Italia (1866) coincide con un periodo di epidemie coleriche e di forte crisi economica, che spingerà ovunque le genti verso una grande emigrazione di massa verso le lontane Americhe.

In questo triste scenario di fine secolo tuttavia, il grande scrittore vicentino Antonio Fogazzaro nutre un grande amore per le vallate di Velo, tanto da ambientarvi il romanzo “Daniele Cortis” (1885).

In seguito egli si farà erigere una sontuosa dimora: “Villa Montanina”, ove ambienterà i turbamenti dell’animo di “Leila” (1910).

Nel maggio 1916, in piena “Strafexpedition”, durante il Primo Conflitto Mondiale, la popolazione di Velo e di tutta la fascia pedemontana, vive la tragedia dei profughi a causa dell’avanzata austriaca. Ponte Schiri, sull’Astico, segnerà il punto di massima penetrazione nemica in terra vicentina. Purtroppo va totalmente distrutta “Villa Montanina”, la quale però rinasce negli anni ‘20, durante la ricostruzione post bellica, grazie all'opera di Don Francesco Galloni, ex cappellano degli Alpini. Qui egli fonda “L’Opera Pro Oriente” con l’aiuto delle suore dell’Ordine delle “Figlie di Maria”, tessendo profondi legami con la terra di Bulgaria. Numerosa sarà la partecipazione dei giovani Velesi nelle file della Resistenza. Il 28 aprile 1945 il paese (ed il campanile) subirà un bombardamento da parte dei Tedeschi in ritirata. Quindi a guerra finita ritorna attuale il fenomeno dell’emigrazione, mentre la lenta ricostruzione porta alla costituzione del notevole polo industriale metallurgico di Seghe di Velo, ove, a partire dagli anni ‘60 e ‘70, nascono e crescono le principali ditte siderurgiche che ad oggi risultano fornire la principale forma di occupazione per la gente dei paesi limitrofi.

Dal 4 novembre 1966 Velo d’Astico convive con la cosiddetta “Frana del Brustolè”, che è stata soggetta ad un sensibile movimento in seguito ad una violenta piena del Posina sul fianco del Monte Priaforà.

Altro fatto degno di nota è sicuramente la visita fatta alla “Montanina” nel 1956, dall’allora cardinale di Venezia Mons. Angelo Roncalli (il futuro Papa Giovanni XXIII), il quale si innamorò dell’antica dimora fogazzariana.

Oggi il paese, che nel 1803 contava circa 300 famiglie e 1328 abitanti, conta 2350 residenti distribuiti tra il capoluogo e le frazioni di Seghe, Meda e Lago. La popolazione è in modesto ma progressivo aumento, anche per la presenza di numerosi emigranti di origine straniera, venuti a lavorare nelle industrie della vallata.”

da Giovanni Matteo Filosofo