L'Amministrazione Comunale, con deliberazione n. 21 del 23.02.2000, ha introdotto un importante riconoscimento comunale, la CITTADINANZA BENEMERITA. 
L’omaggio è riservato ai cittadini che si siano segnalati in attività e professioni riguardanti la cultura, il commercio, l’agricoltura, l’artigianato, l’industria e le attività sociali. 
La volontà è quella di stringere la comunità attorno ai suoi punti di riferimento.

ing. Francesco ROSSI delib. G.C. n. 133 del 06 NOVEMBRE 2001 

"L’ing. Francesco Rossi, figlio di Girolamo Rossi e Luisa Marzotto e pronipote di Alessandro Rossi, è nato a Valdagno il 27 maggio 1916. 

Conclusi gli studi al liceo scientifico, come allievo ufficiale universitario, fu chiamato alle armi prestando il servizio militare negli Alpini. Ha partecipato alla II^ Guerra Mondiale nella 16^ batteria, combattendo in Albania, Montenegro e Francia. 

Negli ultimi mesi del 1943 si laureò a Padova in ingegneria elettronica, mentre dal gennaio di quello stesso anno aveva iniziato la sua attività presso la Cartiera Rossi. 

In quel tempo, in seguito alla II^ Guerra Mondiale, la produzione era notevolmente diminuita, il macchinario era invecchiato e scarseggiavano le maestranze, impegnate nel conflitto. 

D’accordo con il padre, l’ing. Francesco Rossi predispose la riorganizzazione in senso più moderno della Cartiera, tenendo anche conto dei progressi tecnologici che erano stati avviati all’estero. 

Iniziò il suo impegno lavorativo prima nell’ufficio tecnico, poi come direttore generale. Infine, alla morte del padre, divenne, nel 1949, Amministratore Unico, completando così il rinnovamento dei macchinari e l’allestimento di nuovi reparti. 

Nel 1953, per ricordare la figura e l’opera del padre, ingrandì l’asilo e rinnovò la colonia alpina di Tonezza. Purtroppo la disastrosa alluvione del 1966 vanificò l'opera di rinnovamento, seppellendo lo stabilimento sotto le pietre e i detriti. 

Questo avvenimento avrebbe potuto segnare la fine della Cartiera e della possibilità, per tante famiglie di Arsiero e dintorni, di avere un lavoro sicuro. Ma, sotto la guida dell’ing. Francesco Rossi e con l’aiuto determinante delle maestranze, lo stabilimento riprese vita e poté ritornare ad essere un’attività economica importante per la realtà delle nostre valli. 

Dopo cento giorni di incessante lavoro, l’azienda fu coraggiosamente riaperta, anche se occorrerà ancora molto tempo per cancellare i segni del disastro e mettere in sicurezza il torrente Posina. 

L’ing. Francesco Rossi ha poi continuato a guidare l’azienda fino al luglio 2001, non dimenticando però mai anche gli impegni zonali che hanno caratterizzato da sempre la sua famiglia, come la disponibilità della abitazione per gli operai e la cura dell’Asilo e della Scuola Materna. 

Un cenno particolare meritano la sensibilità e generosità con cui l’ing. Francesco Rossi ha sempre seguito la Casa di Riposo nelle sue varie vicende, fino alla realizzazione dell’attuale moderno edificio."

L'Amministrazione Comunale, con deliberazione n. 21 del 23.02.2000, ha introdotto un importante riconoscimento comunale, la CITTADINANZA BENEMERITA. 
L’omaggio è riservato ai cittadini che si siano segnalati in attività e professioni riguardanti la cultura, il commercio, l’agricoltura, l’artigianato, l’industria e le attività sociali. 
La volontà è quella di stringere la comunità attorno ai suoi punti di riferimento.

Fausto DALLA FONTANA delib. G.C. n. 57 del 22 MAGGIO 2001

"Nato ad Arsiero il 22 maggio 1928 dove risiede tuttora, sposato con due figli. Frequenta regolarmente la scuola, prima ad Arsiero, poi presso il Collegio Vescovile di Thiene fino alla V ginnasio. 

Dopo l’interruzione di un ciclo a causa della guerra, frequenta la I liceo classico a Schio. Prosegue poi come autodidatta fino al raggiungimento della maturità classica nel 1949. 

Nel 1950 sostiene l’esame di abilitazione magistrale e nel 1951 entra in ruolo nella scuola elementare. S’iscrive all’Università di Padova dove si laurea in Lettere Antiche nel 1959. 

Nel 1962 passa ad insegnare lettere nella scuola media di Arsiero dove conclude la sua attività didattica nel 1989. 

Partecipa attivamente alla vita civile e politica ricoprendo vari incarichi amministrativi tra i quali quello di consigliere comunale in due amministrazioni (60-64 e 70-75) e di consigliere provinciale, dal 1970 al 1975. Partecipa, anche con incarichi direttivi, all’attività delle ACLI.

Collabora con entusiasmo alla fase di avvio del Piccolo Teatro Città di Arsiero. 

Sempre attento alla vita sociale e culturale del paese opera, in svariate occasioni, numerosi interventi, anche rivolti alla sensibilizzazione verso temi etici e civili, oltre che culturali. 

Segue con interesse l’attività della locale Biblioteca Comunale, sia come componente sia come Presidente del Comitato di Gestione. Da sempre coltiva con passione la poesia ottenendo in più occasioni significativi riconoscimenti ed apprezzamenti. Pubblica nel 1997 un volume, dal titolo TRACCE E SEGNI, che rappresenta una sorta di diario lirico in cui si ricordano anche luoghi e persone di Arsiero."

 

 

Ottant’anni con il piglio del grande marciatore che è stato. Luigi De Rosso li compie oggi, 5 maggio, e tutta l’atletica veneta gli porge i migliori auguri. Luigi De Rosso è uno dei quattro veneti, insieme ad Adolfo Consolini, Carlo Lievoree Pier Giorgio Cazzola, che parteciparono all’Olimpiade di Roma 1960. Nato a Velo d’Astico (Vicenza), Luigi De Rosso è giunto 22° nella 20 km di marcia di quella storica edizione dei Giochi romani. Oltre alla partecipazione olimpica, vanta un secondo posto ai Mondiali Militari e numerosi piazzamenti sul podio tricolore. Anche se la sua parabola d’atleta coincise con quella di Abdon Pamich, che molte vittorie, dall’alto del suo talento, gli sottrasse. Conclusa la carriera agonistica, Luigi De Rosso è stato tecnico delle Fiamme Oro. Risiede aPadova, ma durante l’estate torna al paese natio, nella Val d’Astico. E’ una persona umile, con un passato glorioso ed esemplare che vogliamo ricordare con un ritratto scritto dall’amico Vittorio Fasolo.

L’altra faccia della moneta olimpica vicentina del 1960 è rappresentata da Luigi De Rosso, marciatore di Velo d’Astico. Talvolta la realtà supera la fantasia; se un regista o uno sceneggiatore avesse voluto tratteggiare e mettere a confronto due personaggi esattamente all’opposto forse non sarebbe riuscito così bene nell’invenzione di due figure così diverse e così emblematiche delle diverse realtà di un’epoca e di una terra come quelle di Giorgio Cazzola e Luigi De Rosso. Se il primo era espressione di un ambiente cittadino, borghese, benestante, dove la vita era lieve e gioiosa e lo sport una appendice per renderla ancora più soddisfacente, per il secondo niente era stato facile, semplice, divertente; eppure i due erano quasi coetanei, separati solo da una trentina di chilometri per luogo di nascita. Pochi ormai ricordano le condizioni di vita delle nostre campagne negli anni ’40 e ’50, i più anziani hanno rimosso il ricordo, anche perché quando tentano di proporlo vengono subito con fastidio zittiti, se non irrisi, da figli e nipoti intrisi dal consumismo e dal benessere, sia pure calante, dei nostri giorni. Non si fa pregare Luigi De Rosso per raccontare la sua adolescenza nel paese natio, nelle difficili condizioni del dopoguerra; un paese cui oggi ritorna da Padova ad ogni fine settimana, come un novello Cincinnato, per accudire un piccolo podere, un orto, un pollaio. (….) Ostenta con fierezza un fisico integro ed invidiabile, temprato da fatiche improponibili ai nostri giovani, che però sa raccontare con la pacata tranquillità di un “filosofo provinciale”, che ha trasmesso a figli e nipoti, orgogliosi, almeno ogni quattro anni, di guardare con un sorriso compiaciuto ad un meraviglioso padre e nonno che “ha fatto le Olimpiadi, quelle di Roma, tanti anni fa..” Fatiche della vita, fatiche del lavoro, fatiche dello sport; un destino segnato quello del ragazzo di Velo d’Astico, che a 14 anni è già un lavoratore con i calli sulle mani, un po’ contadino sulla terra del padre, un po’ muratore. Il boom travolgente degli anni ’60 è di là da venire, il Veneto ed il Vicentino De Rosso 2sono da tempo terra di emigrazione, la miseria è tanta, resa ancora peggiore dal disastro di una guerra assurda. Eppure anche in una situazione così difficile la vitalità irrefrenabile di un adolescente, la forte pulsione interiore a cimentarsi in qualche attività competitiva portano il giovane De Rosso a trovare la voglia e soprattutto l’energia di avvicinarsi a qualsiasi forma di pratica sportiva della quale giunge eco nella sua vallata. L’occasione sono le gare di staffetta di corsa in montagna, organizzate sui pendii circostanti; un compaesano, che si vanta di essere un campione, è in difficoltà perché gli viene a mancare uno degli altri due componenti della staffetta, e chiede a quel ragazzino magro e con un gran ciuffo di capelli se vorrebbe fare il sostituto. Luigi ha due problemi, uno, non ha le scarpe per correre, ma vengono trovate a prestito da un parente, e sono pure un po’ grandi.., due, non farlo sapere al padre che non tollera queste”distrazioni” e quindi vincola i compagni al silenzio. La staffetta parte, i due compari hanno concepito una strana tattica, quella di riservare al ragazzo l’ultima frazione, sperando di farlo partire con un po’ del vantaggio accumulato; in ogni caso potranno incolpare il novellino di aver fatto perdere loro la gara, ma non devono essere granché forti perché Luigi si trova addirittura in gran svantaggio quando arriva il suo momento. E’ come in una fiaba, lo sconosciuto sembra volare su per i sentieri, raggiunge ad uno ad uno gli avversari, gli stacca tornate dopo tornante e vince nello stupore generale; alla fine non può nemmeno essere soddisfatto perché teme che l’imprevista fama possa tradirlo col padre. Come infatti succede, è il postino del paese, abituato a raccogliere le voci in giro per la vallata, a rivelare al burbero genitore che “ha un figlio campione”. Su Luigi si abbatte la veemente punizione verbale di quel padre-padrone che non concepisce un futile spreco di energie; la fatica non remunerata economicamente è un’assurdità, un lusso da signori, quasi un peccato contro natura; è questa la mentalità allora comune nei paesi. Ma nonostante questa opposizione la voglia di competere del giovane De Rosso riemerge inarrestabile in ogni occasione, ha capito di essere forte, soprattutto quando la strada è in salita. Forte nella corsa ma anche sulla bicicletta; con una bici da donna tiene testa sulla salita di Tonezza ai ciclisti dilettanti che passano di là, qualcuno lo segnala alla Wilier Triestina, la squadra di Magni, ma non ha gli agganci giusti e non se ne fa niente. Nel frattempo a Velo d’Astico è cresciuto un altro talento, di un paio d’anni più giovane di lui, Gianfranco Sommaggio; i due sono amici e rivali, vanno di paese in paese la domenica a cercare le gare su strada, su quelle più brevi vince Sommaggio, sulle più lunghe De Rosso, e si fanno un nome. Luigi, muratore per sei giorni e corridore della domenica, vorrebbe approdare alla LaneRossi, entrare in quella squadra vorrebbe dire avere anche un posto di lavoro in fabbrica, ma ancora una volta non ha gli appoggi giusti; poi il fortunato incontro col maresciallo Martinelli, la Polizia di Stato ha appena costituito a Padova la società sportiva delle Fiamme Oro e va in cerca di atleti da arruolare. Lo stipendio di poliziotto è un po’ più alto di quello del muratore; ora il ventenne De Rosso può finalmente correre ogni giorno anche se non è troppo portato per le gare in pista, è un montanaro e si esalta sugli spazi ampi e liberi, ma deve fare di necessità virtù. “In realtà – rivela- ho capito dopo di essere un eccezionale bradicardico, allora avevo 36/37 battiti cardiaci, pochi per le distanze brevi tipo 1500 o 5000 metri su pista. Sarei stato forse un bel maratoneta, ma non ci pensò nessuno; per un paio d’anni non riuscii a migliorare, a diventare il mezzofondista che avrei voluto, nel frattempo ero stato anche raggiunto a Padova dal compaesano Sommaggio che invece in un anno divenne il primo in Italia sui 3000 siepi”. Poi la svolta, nel 1958 viene deciso un ridimensionamento della squadra e De Rosso rischia di essere “tagliato”; è disperato, accetta di essere dirottato a fare il magazziniere della caserma, ma il forte marciatore De Gaetano, rimasto solo nella specialità, chiede al comando di poter avere un compagno d’allenamento; a quasi 24 anni De Rosso affronta un’impresa ritenuta impossibile, inizia a marciare. “E’ stata durissima, – ricorda – a quell’età la muscolatura è già formata, un conto è imparare da ragazzi e migliorare lentamente il difficilissimo gesto tecnico che la marcia comporta, io ho dovuto fare tutto in un anno ed ho patito le pene dell’inferno, anche se a faticare c’ero abituato”. Il 1959 è l’anno dell’esordio, alla terza gara De De Rosso 3Rosso stupisce tutti e sigla la quinta prestazione italiana. Davanti a lui due monumenti della marcia, due “mostri sacri” come l’emergente fiumano Abdon Pamich e l’olimpionico piacentino Pino Dordoni, poi il dalmata Stefano Serchinic ed il suo maestro e compagno d’allenamento Antonio De Gaetano dal quale le distanze si assottigliano sempre più. Il 1960 è l’anno fatidico, quello delle Olimpiadi romane; i progressi di De Rosso sono tali che in primavera viene convocato in maglia azzurra e comincia a sperare nella partecipazione olimpica; nel frattempo ha stabilito tutti i record veneti sui 10, 20 e 30 km e comincia a pensare anche ai 50 km, la gara più lunga della marcia. Ma i vertici della Federazione non si fidano troppo di quel novellino e impongono le gerarchie dell’anzianità: Pamich, Dordoni e De Gaetano sui 50 km, sulla distanza più breve il siciliano Corsaro, Serchinic e De Rosso. “Non ho potuto far altro che accettare – racconta – d’altra parte ero fin troppo felice di essere all’Olimpiade, il sogno di ogni atleta, e tutto questo era successo nel giro di un paio d’anni. Però pensavo allora e ne sono ancor più convinto adesso che sui 50 km mi sarei potuto esprimere molto meglio!”. Il 3 settembre Luigi De Rosso da Velo d’Astico entra nella gloria d’Olimpia, quella che accomuna tutti dal vincitore all’ultimo arrivato; si difende bene sul percorso ricavato sui viali tra il Tevere ed il Foro Italico e stabilisce il suo nuovo primato in 1 ora e 45 minuti che gli vale un onorevole 22° posto, ma la gara finisce quando il suo fortissimo cuore comincia a lavorare seriamente, le medaglie sono 10 minuti più avanti, appena un paio di chilometri. Sulla prova dei 50 km Pamich coglie il bronzo, la prima medaglia di una grandissima carriera, Dordoni conclude con un ottimo 7° posto la sua quarta Olimpiade e De Gaetano è splendido al 10° posto, uno splendido successo di squadra; ne è felice anche De Rosso che ritorna dopo qualche giorno a Velo d’Astico; adesso è il personaggio più famoso del paese e tutti lo vogliono festeggiare, a cominciare dalla fidanzata che lo attende con ansia ed orgoglio; gli amici gli organizzano anche un festoso e ruspante ingresso nel borgo a cavalcioni di un asino, come avveniva nell’antichità per i re dell’ Oriente, ma da buon figliolo si reca a salutare il padre. “Era sempre lui, non era affatto cambiato – ricorda Luigi con un sospiro – il suo complimento fu: varda che ghe xè da tajàre le onge ae vache!”. Poche settimane dopo De Rosso affrontava il Campionato Italiano della 50 km; come aveva pensato era veramente la sua gara, era il migliore degli italiani escluso uno, al traguardo solo il grande Pamich gli era davanti. Sarebbe stato così per tutti gli altri dieci anni della sua splendida e un po’ sfortunata carriera di marciatore, nata dalla fatica e dalla casualità sulle montagne della Valdastico.

Nelle foto, dall’alto al basso:

-Camerlata, 25 Agosto 1962: 20 km di marcia

-Olimpiade di Roma: nel Villaggio Olimpico

-Roma 1959: 50 km di marcia

L'Amministrazione Comunale, con deliberazione n. 21 del 23.02.2000, ha introdotto un importante riconoscimento comunale, la CITTADINANZA BENEMERITA. 
L’omaggio è riservato ai cittadini che si siano segnalati in attività e professioni riguardanti la cultura, il commercio, l’agricoltura, l’artigianato, l’industria e le attività sociali. 
La volontà è quella di stringere la comunità attorno ai suoi punti di riferimento.

Angelo BUSATO delib. G.C. n. 58 del 02 MAGGIO 2000 

"Angelo Busato, nato ad Arsiero il 26/02/1920 è sempre stato presente nella vita del paese in tutte le sue espressioni sociali, culturali, sportive e ricreative. 

Nel 1948 ricostruisce la Compagnia teatrale “Il Piccolo Teatro Città di Arsiero” e la dirige come presidente, regista e attore. Organizza la rassegna del Teatro Veneto giunta oggi alla 23^ edizione. 

Dal 1950 al 1960 segretario della Pro-loco e dal 1960 al 1991 presidente. 

In questa veste inventa ed organizza una lunga serie di attività tuttora divenute tradizioni: Festa di San Rocco, Agosto Arsiere, Batocio d’argento, Mostra di pittura e molte altre. Promotore e presidente del Consorzio delle Pro-loco. E’ stato inoltre Segretario e Presidente della Banda Cittadina, presidente per molti anni dell’Associazione locale dei Fanti, della Società Pescatori Sportivi e Presidente della Società Mutuo Soccorso. 

Fondatore e per molti anni Consigliere dell’Ente Vicentini del Mondo; negli anni ’70 Presidente Provinciale dell’ A.C.L.I. e poi dell’ M.C.L. Presidente della Casa di Riposo A. Rossi, Consigliere Comunale e Assessore per alcune legislature. 

Appassionato della storia del paese è corrispondente dal 1950 del Giornale di Vicenza, ha pubblicato numerose cronache sulla Stella Alpina, nel 1966 ha pubblicato il libro “ Arsiero e il settore Astico Posina nella guerra 1915-1918” in collaborazione con altri autori, nel 1993 ha pubblicato il volume “Arsiero panorama storico” .

 

Il nome del gruppo, è composto dalle parole "valli, canto e incanto" che riassumono tutto ciò che ispira le nostre canzoni e il nostro intento espressivo.
Cantiamo l'attaccamento alla nostra terra, alle nostre vallate, alle situazioni tipiche, passate e presenti, di una piccola zona pedemontana.
Parliamo di emigrazione, dello stato di abbandono e trasformazione delle nostre valli.


Cantiamo la nostra esperienza di testimoni oculari di piccole realtà caratteristiche, ormai scomparse fisicamente o quantomeno nel loro spirito tradizionale.
Parliamo anche d' amore in senso ampio, ironizziamo su certi accadimenti d'attualità.
Lo facciamo usando il dialetto veneto parlato oggi nel nostro territorio.
La nostra non è una riproposizione o riarrangiamento di ritmi e canti già presenti nella tradizione popolare della nostra terra ma, se vogliamo, la risultante di un incontro amorevole e naturale tra sensibilità e valori di una civiltà in mutamento.
I brani sono di nostra composizione o di autori a noi vicini.


Non sentiamo tuttavia dentro di noi il bisogno di un ritorno alle origini, al passato di una storia peraltro terminata, che ha già fatto il suo corso, nè abbiamo la presunzione di rappresentare una autorevole  voce parlante di quella storia; semmai cerchiamo di andare lentamente verso il suo futuro portandoci appresso un leggero bagaglio di conoscenza dei suoi silenzi, dei suoi rumori, dei suoi vocii, delle sue bellezze, dell'operosità ormai scomparsa della sua gente col suo modo genuino di incontrarsi e di scontrarsi nel vivere il quotidiano. Ed è una sensazione di gesti precisi e sensati ormai dispersi quella che pervade il nostro animo ma è anche volontà di farli riaffiorare dall'atmosfera confusa del nostro tempo.

In questa terra ci sentiamo indigeni e al contempo stranieri e ci va di immaginare che a lei
piaccia tenerci legati come se avesse bisogno ancora di ascoltare il nostro canto.

                   IL PRIMO LAVORO  " CAMINARE " soto un faso de sole

 

Curriculum

Nato con questo nome nel 2002, Valincantà è il proseguimento di un’esperienza iniziata nella seconda metà degli anni ‘70 ad Arsiero. Pur mantenendone lo spirito originario, il gruppo si propone di amplificare quella esperienza arricchendola di nuove prospettive sia nella scelta degli argomenti come in quella delle sonorità.

 I Valincantà suonano in serate nella zona dell'altovicentino, collaborando anche con autori locali nella presentazione di libri o con associazioni per serate di beneficenza.

Nel 2006 e nel 2007 il gruppo ha suonato a Mauthausen in Austria all'interno delle manifestazioni organizzate per il Gemmellaggio con il Comune di Cogollo del Cengio.

Nel 2007 ha partecipato al Concorso Takabanda classiificandosi al 2° posto. Nel Novembre 2009 vince il 1° premio con la canzone Caminare, al Concorso per la Canzone dialettale del Triveneto.

 Nel 2007 è uscito il primo CD "Caminare... soto un faso de sole" 

                                 IL SECONDO LAVORO " VECIO FUTURO "

 

 

Siamo lieti di comunicare che il nuovo CD dei Valincantà è pronto! L'attesa è stata lunga (come sempre!) ma il risultato siamo sicuri vi piacerà. Un grazie alle persone che hanno contribuito con suggerimenti e interessamento a questo secondo lavoro. E' una tappa importante per il gruppo... alla ricerca di novità e di qualità, senza tradire lo spirito e la personalità delgli ideali che ci ispirano e guidano. Un grazie di cuore va a Roberto Zotti che con la sua sensibilità ci fa partecipi delle sue "opere" e dei suoi "pensieri musicali"...

Chi desiderasse avere il CD può fare riferimento direttamente a noi oppure al negozio di Mario a Velo. Nei prossimi giorni pubblicheremo anche l'elenco degli altri posti dove si può reperire il CD.

Grazie e... buon ascolto!

                                   CONOSCIAMOLI MEGLIO

 

    ROBERTO ZOTTI  ( voce, chitarra acustica )

La mente e il poeta del gruppo  

   LORENZO PEGORARO ( voce )

La voce della valle    

   MARIO VERONESE ( voce , mandolino )

Il  presidente un pò scrittore

  LIVIO BUSATO ( vove,chitarra classica,charango, quatro,tiple,armonica e quena)

E' la forza musicale del gruppo

 

  DAVIDE LISTA ( voce, percussioni )

Il tutto gira al ritmo del suo tempo

 

  ROBERTO MARINI  ( voce, basso acustico )

Il professore del tempo

  DANIELE CALGARO  ( voce , fisarmonica )

Maestro di qualità

 

  ALBERTO BORTOLAN (clarinetto,cornamusa,flauti, chitarra classica ed elettrica )

Il tocco in più che mancava                                          

   DAVIDE APOLLONI   ( fonico )

Dal suo studio sono usciti i CD

IL GRUPPO VICENTINO “VALINCANTA’ “ VINCE IL 5° CONCORSO INTERREGIONALE   

Con il delicato motivo “Caminare” il gruppo vocale strumentale “Valincantà” ha vinto il 5° Concorso interregionale “La Canzone dialettale del triveneto”, un’iniziativa annuale finalizzata a valorizzare la musica locale d’autore delle tre regioni vicine. L’autore del pezzo è Roberto Zotti, compositore e interprete della provincia vicentina  - area d’origine di tutti i protagonisti della canzone

premiata – e il testo raffigura l’esistenza difficile di ogni mortale che nell’affrontare positivamente le insidie della vita è in grado di maturare  concretamente la sua personalità nel cammino lungo il mondo.  Gli altri esecutori sono Livio Busato, Daniele Calgaro, Davide Lista, Lorenzo Pegoraro, Mario Veronese e Marini Roberto.

La canzone “Caminare” è stata prescelta da un’apposita commissione tra un buon numero di canzoni provenienti dalle tre regioni ed è stata riproposta e premiata nel corso del recente 31° Festival della Canzone Triestina svoltosi al Politeama Rossetti della città di San Giusto. Una bella soddisfazione per questo complesso artistico sorto nel 2002 e che nella denominazione “Valincantà” riunisce le parole “valli, canto e incanto”, sintesi di questa  loro ispirazione creativa che canta le radici nella tradizione e nella cultura delle genti delle vallate dell’Alto Astico e Posina nel vicentino. Un excursus di valori popolari per sostenere l’identità e la genuina specificità delle più autentiche tradizioni delle genti venete.

                       tutta la storia la vedi in www.valincanta.it

 

 

          UNA STORIA, LA LORO, PER RACCONTARE QUESTE TERRE IN MUSICA

                       ANCHE I VALINCANTA' SONO " GENTE DI QUI "